In mezz'ora, con un browser e un account Google gratuito, puoi verificare da solo i dodici punti che decidono se Google legge bene il tuo sito o fatica a capirlo. Per ognuno trovi qui cosa controllare e dove cliccare. Non serve saper programmare: serve un foglio su cui annotare i risultati e un po' di metodo.
Prima di iniziare: cosa ti serve
Ti servono l'accesso alla Search Console, un browser qualsiasi e l'elenco delle cinque pagine più importanti del tuo sito. La Search Console è gratuita e si apre con un account Google. Se nessuno l'ha mai collegata al sito, è il primo vuoto da colmare: senza quei dati lavori alla cieca.
Accesso e indicizzazione: i controlli da fare per primi
- HTTPS attivo. Apri il sito e guarda la barra degli indirizzi: ci vuole il lucchetto, non la scritta Non sicuro. Controlla anche due o tre pagine interne, non solo la home: ogni pagina deve rispondere in HTTPS, che oggi è un requisito di base, non un extra.
- Una sola versione raggiungibile. Digita a mano quattro indirizzi: http://tuosito.it, https://tuosito.it, http://www.tuosito.it e https://www.tuosito.it. Tre devono reindirizzare sul quarto, quello scelto come principale. Se due versioni restano raggiungibili, per Google sono siti duplicati che si dividono i meriti.
- robots.txt corretto. Apri tuosito.it/robots.txt e leggilo: se trovi la riga Disallow: / senza un motivo, stai chiedendo a Google di ignorare l'intero sito. Succede dopo traslochi di hosting o ambienti di prova lasciati online per distrazione.
- Sitemap aggiornata. Apri tuosito.it/sitemap.xml: deve esistere e contenere le pagine di adesso, non quelle del 2021. Nella Search Console, alla voce Sitemap, vedi anche quando Google l'ha letta l'ultima volta.
Title, description e H1: una pagina, una promessa
- Title e description unici per pagina. Cerca su Google site:tuosito.it e scorri i risultati: ogni pagina deve avere un titolo diverso e attinente a quella pagina. Se vedi lo stesso title ripetuto su più risultati, o la parola Home spiccicata sotto il logo, hai trovato un problema concreto e visibile.
- Un H1 per pagina. Apri una pagina, premi Ctrl+U per leggere il sorgente e cerca <h1>: deve comparire una volta sola e riassumere il tema della pagina. Zero H1 lascia a Google la scelta del titolo; due H1 gli dicono due cose diverse.
Immagini e velocità: dove si perde più tempo del necessario
- Immagini compresse e con alt. Le foto scaricate dal telefono pesano megabyte: prima del caricamento vanno compresse. Il tasto destro su un'immagine, poi Ispeziona, ti dice se l'attributo alt descrive la foto o dice solo immagine1.jpg, che a Google non racconta nulla.
- Velocità mobile. Apri PageSpeed Insights, incolla l'indirizzo del sito e leggi il report nella versione mobile, quella predefinita. Con la mobile-first indexing Google guarda prima il sito come lo vede uno smartphone: se il report segnala immagini pesanti o script lenti, hai l'elenco dei colpevoli con nome e cognome.
Dati strutturati e link interni
- Dati strutturati. I dati in formato schema.org dicono a Google che cosa è ogni pagina: un'azienda, un articolo, un prodotto, una sede. La Search Console ha un report dedicato che segnala errori e pagine coinvolte. Non si scrivono a mano: un sito costruito bene li genera da solo.
- Link interni sensati. Dalla home si deve raggiungere ogni pagina di servizio in pochi clic, e le pagine si linkano tra loro con testo descrittivo. Il controllo è semplice: i tuoi link dicono clicca qui oppure il nome del servizio? Quel testo è un'informazione che Google usa per capire la pagina di destinazione.
404 e canonical: i due controlli che tutti dimenticano
- 404 gestita. Digita un indirizzo che non esiste, tipo tuosito.it/xyz-verifica: deve aprirsi una pagina di errore con il menu e un link alla home, non uno schermo bianco con una scritta in inglese. Chi finisce su un 404 da un link vecchio va riaccompagnato dentro il sito, non lasciato sul marciapiede.
- Canonical. Nel sorgente di una pagina cerca la parola canonical: la riga che trovi deve puntare all'indirizzo della pagina stessa. È il modo di dire a Google quale versione contare quando la stessa pagina è raggiungibile da più URL, come accade negli e-commerce con i filtri e i parametri.
Cosa fare con i risultati
I dodici punti non pesano uguale. Prima si sistemano accesso e indicizzazione, punti da 1 a 4, perché senza quelli il resto non ha pubblico; poi title, H1 e contenuti; per ultima la messa a punto della velocità. Sul foglio segna ogni punto come a posto, da rivedere o da correggere: quella colonna è la tua roadmap per i prossimi mesi.
Alcune correzioni sono questione di poche ore; altre, come i dati strutturati o la velocità di base, dipendono da come il sito è stato costruito e si sistemano meglio alla radice. È uno dei motivi per cui in Netcat curiamo la SEO tecnica fin dalle fondamenta di ogni sito. Per il quadro generale, invece, la guida alla SEO per le PMI spiega come i pezzi si incastrano; e se il tuo dubbio è la piattaforma, il confronto su WordPress o Next.js per un sito aziendale aiuta a scegliere con la lucidità giusta.
Dalla checklist alla diagnosi gratuita
Se la checklist ha sollevato più dubbi di quanti ne abbia chiusi, la diagnosi digitale gratuita di Netcat fa chiarezza: un report in 48 ore sullo stato del tuo sito, punto per punto. Un documento concreto su cui decidere, senza impegno.
Continua il percorso
- Quanto costa un sito web per una PMI: i fattori che muovono il prezzo
- Google Business Profile: la visibilità locale per le PMI toscane
- SEO assistita da AI: come la affrontiamo in Netcat
Domande frequenti
Quanto tempo serve per la checklist completa?
I controlli veri e propri prendono 40-50 minuti la prima volta, qualcuno in più se la Search Console non è ancora collegata e va configurata. Le volte successive bastano 20 minuti, perché sai già dove mettere le mani e confronti con l'ultima corsa di risultati annotata sul foglio.
Devo essere tecnico per eseguire questi controlli?
No. Serve sapersi muovere su un browser, leggere un sorgente con Ctrl+U cercando una parola, e orientarsi nelle schermate della Search Console. La parte tecnica arriva dopo, nelle correzioni: quelle, a seconda del caso, si delegano o si affrontano con chi gestisce il sito.
Ho trovato problemi ovunque: da dove comincio?
Dall'ordine della checklist stessa: prima ciò che blocca l'accesso e l'indicizzazione, perché senza indicizzazione le altre correzioni restano invisibili. Poi i title e gli H1, che si sistemano in fretta. La velocità e i dati strutturati chiudono la lista: contano, ma dopo che Google riesce a leggere le pagine.
