Ti è già successo di chiedere a un collega «ma tu cosa usi, Claude o ChatGPT?» e di ricevere una risposta da tifoso. Questa guida non vuole convertirti a nessuna squadra: vuole darti un criterio per scegliere compito per compito, e un test da fare in dieci minuti prima di pagare qualsiasi abbonamento. Con i limiti di entrambi, dichiarati.

La domanda «quale è meglio» è sbagliata

Claude è il modello di Anthropic, ChatGPT quello di OpenAI: due aziende diverse, che aggiornano i propri prodotti ogni pochi mesi. Qualsiasi classifica assoluta invecchia in fretta, e chi la firma di solito aveva già scelto da che parte stare. La domanda utile è un’altra: per questo specifico compito, quale dei due mi fa lavorare meglio questa settimana?

È la stessa logica che applichi agli strumenti tradizionali. Non chiedi «qual è il miglior software per ufficio», chiedi «con cosa mando le fatture, con cosa scrivo i report». Con l’AI funziona uguale, solo che i prodotti cambiano più in fretta.

Dove Claude rende di più

Claude, sviluppato da Anthropic, è il nostro riferimento quando il lavoro è lungo e documentale. Testi estesi da scrivere o riscrivere mantenendo il tono dall’inizio alla fine. Documenti caricati in chat da interrogare: contratti, specifiche, verbali da cui estrarre decisioni e azioni da fare.

Il punto di forza è il ragionamento su materiale abbondante. Se il compito è «leggi questi tre documenti e dimmi dove si contraddicono», sei nel territorio in cui Claude gira bene. Noi lo usiamo per la prima stesura di contenuti tecnici dentro un processo più ampio, di cui parliamo nella pagina del nostro servizio di intelligenza artificiale.

Il limite va detto: l’ecosistema attorno è più piccolo. Meno integrazioni di terze parti, meno strumenti collaterali rispetto a quello di casa OpenAI.

Dove ChatGPT rende di più

ChatGPT, di OpenAI, vince per ampiezza. La multimodalità è rodata: immagini in ingresso e in uscita, voce, file da analizzare. L’ecosistema di integrazioni e di GPT personalizzati è il più esteso in circolazione. Se la tua giornata è fatta di formati diversi — una foto da capire, un audio da trascrivere, uno schema da sistemare — trovi quasi sempre la funzione già pronta.

Per un’azienda conta anche un altro fattore: moltissime persone lo conoscono già, quindi la formazione da fare è poca. E se stai valutando di costruire un assistente per i tuoi clienti su questa base, la guida ai chatbot per aziende ti dice cosa serve oltre alla chat.

Il limite, nel nostro uso: sulle scritture lunghe e sul ragionamento fitto su documenti capitano risultati più disomogenei. Non è un verdetto, è la nostra esperienza su certi compiti.

Il test dei dieci minuti

Prendi tre compiti reali della tua settimana: l’email difficile, il riassunto del contratto, la presentazione da impostare. Eseguili su entrambi gli strumenti con lo stesso identico prompt e lo stesso materiale allegato. Poi metti i risultati fianco a fianco, senza leggere il logo.

Giudica con un criterio esplicito: quale versione ha richiesto meno correzioni prima di essere usabile? Quella è la risposta, valida per quel compito. E tienila aggiornata: rifai il test ogni pochi mesi, perché entrambi i prodotti cambiano sotto i piedi.

Come si paga, e come non spendere troppo

Due strade. L’abbonamento: un canone mensile per persona, che dà accesso ai modelli più capaci e limiti di uso più ampi. L’API: si paga a consumo, in base al volume di testo che entra ed esce dal modello — è la strada per quando è un software, non una persona, a chiamare il modello.

Il consiglio pratico: un solo abbonamento per la persona che farà la prova, non canoni di squadra su entrambi gli strumenti il primo giorno. I dettagli dei piani cambiano spesso: le guide di Anthropic e la documentazione di OpenAI sono le fonti da controllare, non le recensioni dell’anno scorso.

Quando la scelta non è una scelta

La risposta realista è che userai entrambi, per compiti diversi. Il commerciale scrive con uno, l’ufficio tecnico documenta con l’altro, l’assistente interno magari gira su un modello via API senza che nessuno lo veda. Se vuoi una mappa di dove l’AI entra davvero in un’azienda, e non solo nella chat del singolo, l’articolo sugli agenti AI e a cosa servono è il posto giusto da cui partire.

L’errore da evitare è la scelta per sentito dire. «Ho letto che Claude è meglio per scrivere» non è una strategia. Tre compiti, due strumenti, dieci minuti: serve solo questo per decidere da soli.

Il tuo test dura dieci minuti, il nostro parere trenta

Se dal test emerge che ti servirebbero entrambi, ma non sai come metterli a sistema sui tuoi processi, parliamone. In una call gratuita di 30 minuti ti diciamo come organizzeremmo gli strumenti nella tua situazione, e ti diciamo anche quando non serve comprare nulla.

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Domande frequenti

Posso usare entrambi senza raddoppiare i costi?

Sì, se assegni ogni strumento a compiti precisi. Per la maggior parte dei lavori basta l’abbonamento su quello che usi di più; il secondo canone si giustifica solo quando un compito ricorrente lo rende conveniente. E le API a consumo si pagano soltanto quando un processo le usa davvero.

Posso caricare documenti riservati in chat?

Dipende dal piano e dalle impostazioni del tuo account: entrambi i provider prevedono opzioni sul trattamento dei dati, ma vanno verificate sul contratto che hai firmato, non date per scontate. Come regola pratica, niente dati personali o strategici nella chat finché non hai letto le condizioni del piano in uso.

Ogni quanto va rivista la scelta?

Ogni pochi mesi, ripetendo il test dei dieci minuti. Questi prodotti cambiano con una frequenza insolita per il software tradizionale: una scelta fatta a gennaio può non valere più a giugno. Il criterio — compiti reali, confronto fianco a fianco — resta valido anche quando gli strumenti cambiano.